#82 – Perché pagare di piu? Non comprate i fondi delle banche!

Come avrete forse notato, recentemente il numero di articoli pubblicati su questo blog è calato drammaticamente, in favore di uno shift verso il formato podcast.

A parte il fatto che mi diverto molto a chiacchierare con Carlo e Tommaso, la ragione principale di questo cambiamento e’ la mancanza di tempo da parte mia: ho cambiato lavoro una decina di mesi fa, e mi sta (piacevolmente) occupando moltissimo.

Mentre un podcast prende circa un’ora di lavoro (un po’ di ricerca, la registrazione, più un velocissimo edit), sui post scritti di solito tendo a rimuginare per almeno quattro-cinque ore totali: dal mio punto di vista, meglio essere produttivi che non scomparire nel nulla.

Qualche tempo fa, però, ho ricevuto da un lettore/ascoltatore una richiesta di parere che necessita di una risposta scritta, quindi eccoci qui 🙂

Riccardo e’ un lavoratore dipendente con buone entrate e ottima capacità di risparmio (circa 800 euro al mese), che investe da anni.

E’ cosi riuscito a mettere da parte un ragguardevole gruzzoletto (circa 120.000 euro), che ha investito in fondi di questa tipologia:

  • Azionari: 40%
  • Obbligazionari: 25%
  • Bilanciati: 35%

Un primo consiglio: ricordatevi che “bilanciato” vuol dire solamente “un po’ azionario ed un po’ obbligazionario”, e che quindi questo tipo di fondi possono essere sostituiti da un equivalente split tra azionari ed obbligazionari.

Riccardo mi ha poi spedito un excel con i dettagli dei costi di gestione, che, in media, ammontano all’1.88%.

UNOPUNTOOTTANTOTTOPERCENTO!

Un paio di osservazioni:

La statistica dice che le performance di un fondo sono, in media, inversamente proporzionali ai costi.
Più i costi di gestione sono alti, più e’ probabile che il fondo faccia peggio del mercato.

In secondo luogo, a lasciare qualche dubbio è il fatto che, casualmente, i fondi proposti dal consulente siano fondi emessi dalla stessa banca per cui lavora il consulente stesso.
La cosa potrebbe lasciar pensare ad un qualche conflitto di interessi.

Il nostro lettore Riccardo si è accorto che qualcosa non andava, ed è perciò andato a dire al consulente che avrebbe preferito passare almeno una parte degli investimenti su degli ETF indice.
Poco sorprendentemente, la cosa non è stata accolta con gioia dalla banca, che sembra favorire fondi a gestione attiva.

Andiamo ad analizzare alcuni di quelli che gli hanno suggerito.

Il primo è un fondo 100% azionario Europa, che compareremo con il buon vecchio Vanguard VEUR, di cui ho già parlato più volte.

Trova le differenze

Guardando superficialmente, sembra che l’unica differenza rilevante sia rappresentata dai 3900 euro di costi in più che il fondo consigliato fa pagare a Riccardo (che, segnalo, equivalgono a costi di TRENTA volte superiori a quelli dell’ETF). Forse la differenza sta nei settori dove i due fondi investono?

Insomma…

Anche qui, i due fondi sembrano avere approcci di investimento abbastanza simili. Se c’e’, quindi, una componente “attiva” nella gestione del fondo Core, sembra essere abbastanza minima.

Andiamo ad analizzare un secondo fondo, che investe invece sui mercati azionari americani, e compariamolo con uno dei più comuni tra gli ETF indice, il Vanguard S&P500, anche questo già menzionato in passato.

Anche qui in termini di geografia cambia poco, ma effettivamente si poteva immaginare, trattandosi di un fondo a focus USA. Vediamo i settori:

Uh oh

Di nuovo, di gestione attiva sembra esserci ben poco, ma le spese correnti sono ancora una volta di circa 3900 euro superiori, quasi CINQUANTA volte tanto quelle dell’ETF Vanguard.

A pensar male, si potrebbe immaginare che i due fondi proposti dalla consulente siano quasi equivalenti a degli indici, con una piccolissima parte attiva a giustificare dei costi molto più elevati.

Anche analizzando gli altri fondi, la musica non cambia: non sono altro che un mix di cose che potete comprare singolarmente (ad esempio il fondo “Core Champions” non è altro che un mix più o meno 50-50 di azioni ed obbligazioni globali).

Vi sembrano investimenti complessi solamente per due ragioni:

1- Sono “fondi di fondi”: invece che comprare direttamente azioni, comprano fondi che comprano azioni. Invece che comprare obbligazioni, acquistano fondi che comprano obbligazioni, e così via.
Incidentalmente, così si aggiunge un ulteriore strato di spese/costi di gestione.

2- Utilizzano termini complessi per confondervi le idee: la frase “Il comparto investe prevalentemente in OIC e OICVM di tipo aperto, in titoli azionari e strumenti finanziari collegati alle azioni, Strumenti del Mercato Monetario, titoli di debito e strumenti finanziari ad essi collegati” significa “il fondo investe in altri fondi, azioni, obbligazioni e liquidità (cash)”.

Andate a guardare bene cosa c’è “dentro” e vedrete che, alla fine, sono sempre un mix tra:

  • Azioni di diverse geografie.
  • Obbligazioni di diverse geografie.
  • Cash.

Lascio a Riccardo ed a voi decidere se valga la pena pagare 30 o 50 volte le spese di un ETF indice per questa differenza apparentemente minima.

Se possedeste questo tipo di fondi e voleste passare a qualcosa di un po’ meno costoso, ho dettagliato passo passo le modalità per passare a Vanguard in questo post.

Sull’utilità dei fondi settoriali, invece (ossia quelli dedicati alla tecnologia, o all’energia, o ai metalli preziosi), ne ho parlato qui.

Buon risparmio.

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5 thoughts on “#82 – Perché pagare di piu? Non comprate i fondi delle banche!

  1. Ora che anche in Italia sono quotati i fondi Vanguard c’è una qualche motivazione particolare per preferire ancora l’acquisto sulla borsa di Amsterdam o è indifferente comprare lo stesso fondo a Milano? Grazie

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  2. Vorrei fare un appunto sul formato podcast: Nessuno si metterà ad ascoltare podcast nella speranza di trovare qualche informazione. Un mese dopo “l’emissione” il contenuto, anche buono, non è più ricercabile.
    Scrivendo nel blog invece, si produce qualcosa che resta fruibile anche per il futuro. E’ un investimento vero. Il podcast? Una cosa usa e getta.

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