#74 – E se esplodesse l’Euro?

Nota: questo tema è anche oggetto di una puntata del podcast che verrà pubblicata quasi contestualmente. Qui volevo andare un filo più nel dettaglio.

I recenti, tumultuosi eventi legati alla formazione del nostro nuovo governo hanno riportato a galla i timori di una crisi italiana ed europea.

Come sempre lascerò da parte le considerazioni politiche, per cercare di analizzare più freddamente possibile  la situazione dal punto di vista economico, e prevedere quale impatto tutto ciò possa avere sulle nostre finanze ed i nostri risparmi.

La notizia di un governo Cinque Stelle – Lega, ed in particolare l’iniziale proposta di Savona come ministro dell’Economia, non è stata presa benissimo dai mercati, che hanno iniziato a dubitare della credibilità dell’Italia come debitore.

Questo ha comportato un immediato innalzamento del famoso “spread”.

Spread Bund BTP
Spread Bund BTP ad oggi 22 Giugno 2018

Due parole su cosa sia lo “spread”, che se ne parla spesso ma non sono sicuro che tutti abbiano molto chiaro cosa sia effettivamente.

Quando un paese emette debito (trad: si fa prestare i soldi), lo fa sotto forma di titoli di stato. L’equivalente per le aziende sono le obbligazioni.

In cambio di questo soldi che si è fatto prestare, lo stato si impegna, nel tempo, a restituire il capitale, più un interesse.

A parità di durata del prestito, il tasso di interesse è tanto più basso quanto il debitore è affidabile

Lo “spread” è la differenza, in centesimi di punto percentuale, del tasso di interesse che paga un debitore che fa da benchmark (nel nostro caso la Germania) e noi.

Oggi siamo a circa 242, che sta quindi a significare che i bond a 10 anni italiani hanno un tasso di interesse del 2,42% più alto rispetto a  quelli tedeschi.

E’ abbastanza intuitivo che, per un debitore, dei tassi di interesse che aumentano siano una cosa negativa, perché farsi prestare soldi diventa più costoso.

Questo, ed in generale la bellicosità (vera o falsa che sia) del nuovo governo sul fronte dell’Europa, hanno rinnovato le paure di una implosione dell’Euro.

Si arriva quindi alla domanda da un milione di dollari: cosa succederebbe all’investitore medio se l’italia tornasse alla lira?

Come nel 99,9% dei casi, la risposta è: dipende.

Sui titoli di stato italiano è impossibile fare previsioni, ma se mi puntassero una pistola alla tempia direi “non bene”.

Visto che io ad oggi non possiedo obbligazioni (credo come già detto che non ne valga la pena)  la cosa non mi interessa nemmeno tanto.

Discorso diverso per le azioni.

Partiamo dalle basi: le azioni sono pezzetti di società, perciò bisogna capire come un’uscita dall’Euro impatterebbe il futuro di queste aziende.

Nel breve periodo, come sempre, nessuno lo sa con precisione.

E’ probabile che una spaccatura dell’Euro faccia crollare la borsa per una reazione istintiva, ma il panico potrebbe rientrare immediatamente (pensate a quanto successo con la Brexit), come durare un paio d’anni o più.

Nell’immediato, a guidare le borse sono le emozioni, e fatico ad immaginarmi come una spaccatura dell’euro possa essere accolta positivamente dai mercati.

Nel lungo periodo invece, quello che conta non saranno più le emozioni, ma i risultati di business delle aziende che compongono il mercato azionario.

Se vi diversificate bene con degli ETF indice ad ampio respiro geografico, il fatto che ci sia o meno l’euro impatterà poco: Nestlé continuerà a vendere le capsule Nespresso in lire/franchi/marchi/talleri di Maria Luigia anziché in Euro, Shell farà uguale col petrolio ed il gas, Danone con gli yogurt, eccetera.

I cittadini europei continueranno a mangiare, bere, andare in auto, ed a vivere la vita alla stessa maniera di prima, con l’unica differenza di pagare beni e servizi in una valuta diversa.

Il mondo non si fermerà.

Addirittura, se in un’Italia nuovamente con le lire ci dovesse essere una più forte inflazione rispetto ad altrove (una delle conseguenze considerate più probabili), i vostri investimenti in altri paesi verrebbero, in termini relativi, a valere di più.

In sostanza credo quindi che, nel lunghissimo termine (l’unico che dovrebbe contare per chiunque abbia meno di 70 anni), Euro o Lire cambi poco.

Ma anche in caso fosse una cosa negativa, mi viene da dire: che senso ha preoccuparsi di cose che sono fuori dal nostro controllo?

Sarei ad esempio molto triste se un domani l’escalation della trade war tra Trump ed i cinesi scatenasse la terza guerra mondiale nucleare, ma cosa potrei fare per impedirlo? Niente.

Perderci il sonno è inutile.

Idem con l’euro.

Rimanete investiti, non vendete mai e continuate con implacabile calma a risparmiare ed accumulare asset produttivi. Tutto il resto sono inutili distrazioni.

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13 thoughts on “#74 – E se esplodesse l’Euro?

  1. Ciao e grazie del chiarimento su questo argomento.
    Volevo anche chiederti da tempo una cosa che penso possa interessare anche altre persone: Dato il possibile (anche se credo remoto) caso in cui un broker tipo Fineco possa fallire, conviene tutelarsi comprando ETF da altri broker o addirittura da emittenti diversi?
    Grazie 😉

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  2. Il tuo ottimismo apprezzabilissimo, ora venato di fatalismo, mi sembra però veramente eccessivo. In caso di uscita dall’euro (con default incorporato perchè chi comprerebbe poi il ns debito), a mio parere, ci attende una situazione greca /argentina moltiplicata per n, questo è quello che ci attende, ovvero al di là degli effetti finanziari di breve, effetti pesantissimi sull’economia reale di medio/lungo periodo. Buttò lì, disoccupazione al 30%, inflazione elevatissima per diversi anni, perdite consistenti del potere d’acquisto per vastissime categorie professionali (tutti quelli che non possono aggiustarsi la retribuzione), fortissima perdita di valore degli immobili. Nestlè e compagnia venderebbero molto meno Nespresso (e tutti gli spreconi tornerebbero alla più economica e gustosa moka) e lo stesso Shell, ecc. e questo avrebbe un effetto reale a cascata almeno sugli altri mercati europei in qualche modo collegati all’economia italiana. E’ vero che non si può fare nulla ed è una situazione fuori dal nostro controllo (ovvero ormai è tardi e il popolo li ha votati, not in my name,però) ma credo che sia lecito quantomeno essere preoccupati.
    Un appunto e una sfida. L’appunto: credo che tu abbia ragione che nel lunghissimo termine anche questa catastrofe sarebbe riassorbita (con costi sociali incalcolabili) ma cosa succederebbe se tu avessimo bisogno del tesoretto nel frattempo, ovvero nel medio termine…rischieremmo di stare col culo per terra…
    La sfida: quali investimenti si possono fare per garantirsi il tesoretto in caso di uscita dall’euro/default del debito ?

    saluti.

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    1. Beh è ovvio che le recessioni fanno male a tutti, non mi stupirei tantissimo di vedere un nuovo periodo nero tipo anni 70 nel prossimo ventennio.

      Il punto come dici è che possiamo farci poco, e soprattutto qual è l’alternativa? I bond che hanno rendimenti negativi? Oggetti inanimati ed improduttivi (oro)?

      Avendo la certezza di un crash uno potrebbe andare short, ma è una cosa che io non considero per motivi sia pratici (per andare short devi beccare il timing, o anche se hai ragione perdi soldi, ed è molto difficile beccare il timing) che morali (non mi piace approfittare della miseria della gente, e sono un cauto ottimista di natura).

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    2. vediamo un po’…
      indipendentemente dalla propria visione politica e con un po’ di onestà intellettuale, con le fantastiche politiche degli ultimi 7 anni (per non dire 26 che fa più impressione 🙂 ) :
      -disoccupazione al 30% (Già fatto),
      -inflazione elevatissima per diversi anni(Già fatto),
      -perdite consistenti del potere d’acquisto per vastissime categorie professionali (tutti quelli che non possono aggiustarsi la retribuzione)(Già fatto),
      -fortissima perdita di valore degli immobili(Già fatto)

      naturalmente dipende sempre dalla propria posizione sociale/economica/geografica, c’è chi ha ampiamente vissuto queste difficoltà già da anni

      continuare sulla stessa strada potrebbe non avere più molto senso, continuare ad accumulare 80/90 miliardi di deb pubblico ogni anno senza nemmeno provare a cambiare le cose non sembra furbo, imho

      poi, come si dice? “il mondo è bello perchè è vario”

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    1. Fintanto che non offrono i fondi agli stessi costi degli ETF, e con minimo di entrata ragionevoli, per noi cambia poco. Alla fine basta avere fineco ed avevi già accesso a Vanguard.
      Chiaramente questo fa ben sperare per uno sviluppo futuro, sviluppo che con Vanguard è sempre coinciso con ulteriore abbassamento dei costi.

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      1. Capisco che ci si possa far guidare solo dalla politica dei costi bassi degli ETF. D’altronde, è anche vero che ci sono fondi che vale la pena considerare. Mi sembra un po’ troppo talebana questa posizione che gli ETF sono il bene e i fondi sono sempre e comunque il male.

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      2. io in realta’ preferisco gli Index Funds agli ETF, perche’ non sono strumento di trading. In America usavo solo i fondi, costavano uguale in termini di TER ed avevano minimi di investimento decenti (1000$).
        Ma qui in italia se vuoi avere accesso ai fondi vanguard paghi il doppio ed hai minimi di investimento da 100.000 euro.
        Per me e’ ingestibile

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      3. io invece mi riferivo solo ai fondi vanguard 🙂
        Anche io non sono un integralista anti-fondi attivi, in particolare sull’obbligazionario dove e’ dimostrato che piu’ del 50% delle volte i fondi attivi fanno meglio degli indici, anche su lunghi periodi.
        Sono invece integralista anti-fondi attivi di merda, quelli spesso consigliati dalle banche, con costi allucinanti

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