#61 – Comportatevi come l’1%.

E’ cosa nota che purtroppo, nel mondo civilizzato, le disuguaglianze tra ricchi e poveri (anzi, tra i ricchi e tutti gli altri) stiano aumentando sempre di più.

Dagli anni ’80 in poi, la stragrande maggioranza dei guadagni sono andati ai più ricchi tra i ricchi.

(nota: quasi tutti i dati che presenterò in questo post fanno riferimento agli Stati Uniti, principalmente perché 1) sono gli unici a produrre dati affidabili da decenni e 2) perché solitamente quello che accade in America ha tendenza a trasferirsi al resto del mondo con uno o due lustri di ritardo).

Questo grafico fa venire i brividi:

 

Income growth 1980 vs 2014

I ricchi diventano sempre più ricchi, i ricchissimi diventano praticamente dei semidei per i quali il denaro non ha più significato, mentre alla classe media ed ai pezzenti rimangono le briciole.

Growth After Tax Income

In sostanza, dal 1980 ad oggi, il reddito dei ricchissimi è cresciuto molto di più del reddito delle persone normali.

La cosa è confermata anche dalla percentuale del reddito totale che va all’1% più ricco, che dopo essere scesa per decenni dal 1930 alla fine degli anni ’70 ha ripreso a crescere vertiginosamente, per ritrovarsi, ad oggi, sostanzialmente ai livelli appena precedenti il crack del 1929.

Top 1% share of Income

 

Come mai da circa il 1970 ad oggi il (secondo me giusto) trend redistribuivo si è invertito?

E’ semplice: fino al 1970, gli incrementi di produttività (produttività che possiamo definire come “il valore dei beni/servizi prodotti per ora lavorata”) derivanti dalla tecnologia e dalla specializzazione erano riflessi in aumenti salariali.

La cosa ha senso: se io lavoratore “produco” di più, è normale che il mio salario aumenti.

Ora, per una serie di ragioni assortite che hanno fondamento principalmente politico, proprio dal 1970 questa relazione si è spezzata:

Productivity vs compensation

Ok.

Se le aziende riescono a produrre molto di più, ma i salari aumentano in modo meno che proporzionale, dove va la differenza?

Semplice, nelle tasche delle grandi aziende, che banalmente guadagnano sempre di più.

Basta ora collegare i puntini: chi possiede le grandi aziende?

Tramite la Borsa, i più ricchi.

A questo aggiungete l’incomprensibile fatto che i più ricchi tendono a pagare meno tasse della media borghesia, e che le multinazionali quasi non le paghino proprio, e capirete come essere facoltosi oggi sia davvero una meraviglia.

Sembra inoltre che il trend non sia certo prossimo ad invertirsi, anzi.

Uno scenario drammatico per la gente comune, quindi?

No.

Anzitutto, se è vero che a beneficiare della globalizzazione sono stati praticamente tutti sul pianeta tranne la classe media dei paesi avanzati, il mito che le cose siano peggiorate è generalmente abbastanza falso:

Elephant Chart
la classe media dei paesi avanzati sta tra l’80 ed il 90

Se un peggioramento c’è stato, è stato minimo.

Certamente, vedere negli anni che tutti gli altri migliorano la propria condizione, mentre “noi” non partecipiamo alla bonanza può essere abbastanza frustrante, ma io tendo a non amare gli approcci lamentosi, e preferisco concentrarmi su quello che posso controllare.

La differenza tra la media della gente e l’1% sta, oltre che nel valore assoluto del totale dei possedimenti, anche nella composizione degli stessi.

Le classi medie e basse tendono ad avere la quasi totalità della propria ricchezza nel mattone (la casa di proprietà), mentre per i ricchissimi è solo una percentuale, solitamente minima.

A fare la parte del leone per l’1% sono gli asset finanziari (trad: azioni, ETF, fondi, obbligazioni, ecc).

Abbiamo già discusso di come la casa sia principalmente un costo, mentre, come abbiamo visto sopra, essere proprietari di aziende è sempre più vantaggioso.

C’è, quindi, una soluzione abbastanza semplice per mitigare il problema: costruire il proprio patrimonio modellandolo su quello dei ricchi.

Cominciate col non comprare una casa più grande del necessario, liberando soldi per investire, e nel tempo, se avrete la costanza di risparmiare ed investire in modo diversificato e costante, diverrete anche voi, nel vostro piccolo, dei capitalisti.

Se siete proprietari di tutte le principali aziende quotate Europee tramite un ETF come EXSA o VEUR , solo per fare un esempio, compenserete in parte il fatto che le stesse aziende paghino sempre più i propri azionisti a scapito dei dipendenti, perché sarete anche voi un azionista.

La mia speranza è che in futuro i vari leader mondiali siano capaci di creare un mondo più giusto, e di mitigare la crescente disuguaglianza all’interno dei vari paesi, ma è nostro dovere prepararci al peggio, ed agire di conseguenza.

Buon risparmio.

 

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11 thoughts on “#61 – Comportatevi come l’1%.

  1. Siamo d’accordo sui valori US overvalued, e sul maggiore potenziale delle azioni europee. Ma con la fine del QE di Draghi, cosa succederà?
    Non pensi che il rialzo sia finito anche in Europa?

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    1. Eh eh, lo sapessi con certezza non starei a scrivere sul blog ma a trastullarmi su un’isola privata 🙂
      Credo che si sia la possibilità di un grosso crollo all’orizzonte, ma possibilità non vuol dire certezza. Nel dubbio meglio proseguire sempre un passo alla volta

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  2. Fin quando i tassi rimarranno così bassi, l’azionario andrà su, a meno di eventi tragici imprevedibili. Non lo dico perché sono un mago ma perché è la storia che ce lo insegna.

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