#51 – Il modo giusto di presentare i grafici.

Tipicamente, quando ci viene mostrato un grafico che descrive l’andamento di un qualsiasi prodotto finanziario (sia esso un’azione, obbligazione, indice o altro), la forma standard è questa:

S&P500
Andamento dell’indice S&P500, negli ultimi 40 anni

Questa tipologia di visualizzazione presenta però un problema fondamentale, in particolare quando si analizzano i lunghi periodi.

Facciamo una prova.

L’immagine sopra traccia l’S&P500 su un periodo di 40 anni: solo guardando l’immagine, se vi dicessi che potete investire 1000 euro su un periodo di 20 anni, quale scegliereste?

I primi 20 anni dal 1977 al 1997, o i secondi 20 dal 1997 al 2017?

Istintivamente, l’occhio ci porterebbe probabilmente a scegliere la seconda metà, o quantomeno (guardando un attimo più attentamente, a considerare le due metà come simili.

Il risultato invece è questo per i primi 20 anni:

1977 1997
Valore finale quasi 8000€, un rendimento cumulato dell’800%

E questo per i secondi 20:

1997 to 2017
Valore finale appena sopra i 3000€, rendimento cumulato 300%

In sostanza, il rendimento è quasi triplo nei primi 20 anni rispetto ai secondi 20.

Cosa inganna i nostri occhi?

A fregare il nostro istinto è la scala dell’asse delle ordinate: l’asse verticale è lineare, ossia la scala è costruita in modo che la distanza tra 10 e 100 sia dieci volte la distanza tra 1 e 10.

Per un investitore però, la distanza tra 1 e 10 è identica a quella tra 10 e 100: in entrambi i casi il valore decuplica.

Quando mettiamo dei soldi in un’azione, un indice o qualsiasi altra cosa, il valore assoluto interessa poco: il fatto che le azioni della Coca Cola costino $45 o $4,5 o $450 non ci cambia nulla di per sé stesso: conta solo la sua evoluzione percentuale dal punto di partenza (quando la compro).

Un investimento di $1000 in un’azione che da $45 va a $50 mi renderà gli stessi identici soldi di un investimento di $1000 in un’azione che da $4,5 va a $5.

La scala lineare quindi non ci informa in modo preciso.

La soluzione? La scala logaritmica.

In una scala logaritmica (a base 10), la distanza tra 1 e 10 è uguale a quella tra 10 e 100, e tra 100 e 1000, rendendo molto più utili e leggibili i grafici di lungo periodo.

Riprendiamo nuovamente l’S&P500, questa volta dal 1950 ad oggi.

Questo è il grafico con scala lineare:

S&P500 1950
Sostanzialmente illeggibile dal 1950 al 1986

Mentre questo è lo stesso grafico, con asse verticale in scala logaritmica a base 10:

S&P500 1950log
TADAAAN!

La differenza è straevidente.

Per questo, quasi tutte le aziende serie quando presentano grafici di lunghissimo periodo utilizzano scale logaritmiche.

Vi prometto che anche io, in futuro, cercherò di utilizzarle di più 🙂

 

 

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