#30 – Un indicatore che vi aiuta ad investire meglio.

Se avete seguito questo blog, sarete oramai al corrente del fatto che, con massima probabilità, il miglior investimento di lungo periodo che una persona giovane possa fare è di investire nella borsa, diversificando il più possibile usando ETF indice a basso costo.

Il mercato azionario ha però la tendenza ad essere molto ballerino: ha ciclicamente delle brutte crisi che, per un periodo più o meno lungo, ne riducono drasticamente il valore.

Questo mette forte pressione psicologica sull’investitore, che in periodi di crollo viene costantemente bombardato da informazioni apocalittiche, proclami che assicurano che “questa volta è diverso” ed inviti a fare la cosa più stupida ed autolesionista: vendere quando le valutazioni sono basse.

Non ci sono scappatoie: la prossima crisi di borsa arriverà un giorno o l’altro, arriverà quando meno ce lo aspettiamo e per motivi che non sapremo predire.

Questo metterà tutti gli investitori (anche quelli che sanno che non bisogna vendere, ma anzi comprare) sotto stress, e quindi a rischio di fare stupidaggini.

Una delle migliori maniere per affrontare lo stress con mente lucida è fare un piano, in modo da risultare il meno impreparati possibile quando ci troveremo nella merda.

La prima cosa da fare è settare aspettative realistiche, ed essere consci dei rischi.

Ci viene in aiuto in questo senso un indicatore sviluppato da un signore che si chiama Robert Shiller.

È evidente a chiunque non sia un pirla o un imbroglione che nessuno può predire l’andamento della borsa nel breve periodo, ma Shiller ha dimostrato che esiste una forte correlazione tra il CAPE della borsa ed i rendimenti della stessa nei successivi 10-15 anni.

Cosa diavolo è il CAPE?

Se ricordate, nel mio post in cui spiegavo alcuni termini tecnici c’era anche il P/E, il rapporto tra il prezzo di una azione e gli utili attribuibili stessa.

Calcolando la media ponderata del P/E di tutte le azioni di un mercato si può ottenere il P/E del mercato stesso.

Uno dei problemi del P/E sta nel fatto che la parte “E” tende ad essere abbastanza ballerina e molto influenzata da eventi recenti, che potrebbero essere “one shot”.

Prendete ad esempio le aziende petrolifere, che nel 2016 si sono viste azzerare gli utili da un crollo (temporaneo) del prezzo del petrolio: se analizzate con il dato di quel preciso momento, il P/E altissimo le indicava come estremamente costose.

Era però giusto valutare il prezzo di una azienda petrolifera sulla base dei guadagni realizzati col petrolio a $29 al barile? Non credo, perché era lecito aspettarsi che il prezzo del petrolio sarebbe risalito (come poi è successo).

L’indicatore CAPE, che sta per Cyclically Adjusted P/E, cerca di ovviare al problema dell’irregolarità degli Earnings.

In pratica Shiller ha calcolato il rapporto P/E utilizzando non gli Earnings di un preciso momento, ma un medione degli Earnings degli ultimi 10 anni, in modo da eliminare disturbi statistici di valori “impazziti”.

Come per il P/E, un valore di CAPE più alto corrisponde ad una borsa storicamente “più cara”, mentre una valutazione più bassa corrisponde ad una borsa in saldo.

A titolo di esempio, vediamo qui sotto i rendimenti medi annui successivi, a seconda dei vari livelli di CAPE, per la borsa americana.

avg-annual-returns

La relazione tra valutazioni iniziali e successivi rendimenti è abbastanza chiara, come dicevo in precedenza in particolar modo su un arco di tempo di 10 anni.

A titolo informativo, la borsa Europea ad oggi ha un CAPE attorno ai 17-18, quindi “medio”, e dovrebbe rappresentare un buon investimento nel medio-lungo termine.

Ci sono due importanti puntualizzazioni da fare però:

  • Gli Stati Uniti hanno un CAPE attorno ai 28.

La borsa americana è, secondo tutti gli indicatori, altissima.

Questo fa si che un crollo della borsa americana in un futuro non tanto lontano sia più probabile del normale, come abbiamo già detto in passato.

È importante perché, in momenti di panico, le borse di tutto il mondo tendono a comportarsi in modo molto simile, indipendentemente dalla valutazione di partenza.

In soldoni, anche se la borsa Europea è ad un livello di valutazione storicamente “giusto”, se gli USA facessero -50% come accaduto nell’ultima crisi finanziaria, è probabile che anche le borse Europee facciano -50%.

  • Non sempre la realtà si comporta come la media.

È bello sapere che, in media, grazie al CAPE di 17, dovremmo aspettarci dal nostro indice azionario Europa un rendimento attorno al 9% annuo per i prossimi 10 anni, ma a noi di quello che accade in media interessa meno di quello che poi accade effettivamente.

Vi ripropongo la stessa tabella di prima, ma al posto che mostrare i rendimenti medi, mostro i rendimenti migliori e peggiori ottenuti partendo da quel livello di CAPE:

Come vedete, al di là della media, è accaduto che con un CAPE di partenza di 17, la borsa USA abbia reso in media un meraviglioso (…) MENO zero virgola trentasette percento annuo sui successivi 10 anni.

best-worst-annual-returns

Bisogna quindi sempre pensare in termini probabilistici, perché nessuno ha la palla di cristallo: l’unica cosa intelligente che si può fare è mettersi nelle condizioni che, statisticamente, ci danno le maggiori probabilità di successo, rimanendo però sempre consci dei rischi.

Ad oggi è lecito attendersi, per i prossimi dieci anni, rendimenti medi per l’azionario Europeo, rendimenti bassi per l’azionario Americano e rendimenti sopra la media per i mercati Emergenti.

Poi però magari capita che un hacker valdostano entri nell’account twitter del premier cinese, posti “Trump Merda”, e scoppi la terza guerra mondiale.

Oppure l’Europa e l’Euro si disintegrano dopo l’elezione di Marine Le Pen a premier francese, la borsa Europea va a zero, mentre quella americana cresce ancora sulla spinta della fuga dei capitali dall’eurozona.

Nessuno lo sa.

Cosa fare quindi?

Le scelte di investimento sono personali, ma credo personalmente che:

  • Se scoppiasse la terza guerra mondiale avrei altri problemi che non le performance delle mie azioni Mediobanca.
  • Forse la borsa nei prossimi dieci anni non mi darà le soddisfazioni attese, ma statisticamente è il modo che mi garantisce maggiori chance di successo nella gestione dei miei soldi. Vanno considerate anche le alternative, insomma.
  • Se allarghiamo l’orizzonte temporale a 20 o meglio ancora 30 anni, la borsa ha fatto bene SEMPRE NELLA STORIA. Avendo io 36 anni, dovrei avere il tempo di aspettare, eventualmente, che le cose vadano meglio.

Per queste ragioni credo che investire con costanza e regolarmente, approfittando del Dollar Cost Averaging, i soldi che abbiamo la ragionevole certezza che potremo non toccare per almeno un decennio, sia la scelta migliore.

 

 

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