#29 – Non contate sulla vostra pensione.

Oggi ho per voi buone e cattive notizie.

Le cattive sono principalmente legate al fatto che il futuro economico degli abitanti della vecchia Europa, ed i giovani del nostro belpaese in particolare, appare tutt’altro che roseo (grande eufemismo).

Dei divertenti (ma per l’economia a breve/medio molto funesti) risultati elettorali che il 2016 ci ha regalato un po’ ovunque preferisco non parlare; non per altro, ma perché sono eventi i cui effetti di lunghissimo periodo sono poco prevedibili, in quanto una prossima elezione o un prossimo accordo di cui non sappiamo nulla potrebbero ribaltare tutto.

Vediamo invece altri dati e trend che con maggiore probabilità si sosterranno più a lungo.

Stiamo Invecchiando.

Questa è l’evoluzione delle fasce d’età della popolazione europea dal 2005 al 2015:

800px-population_age_structure_by_major_age_groups_2005_and_2015__of_the_total_population_yb16

La cosa è particolarmente accentuata in Italia (il paese con la più alta percentuale di over 65 in Europa).

Questa, invece, è la stima dell’evoluzione da qui al 2080, formulata sulla base dei trend attuali:

800px-population_pyramids_eu-28_2015_and_2080_%c2%b9__of_the_total_population_yb16

C’è meno lavoro.

Secondo i dati Istat, reperibili qui, la percentuale di italiani disoccupati da più di 12 mesi, nella fascia 24-35 anni è quasi raddoppiata dal 2004 ad oggi.

disoccup-24-35

I disoccupati da più di un anno hanno generalmente prospettive lavorative pessime, e se consideriamo che l’Italia è l’unico paese Europeo assieme alla Grecia ad avere un PIL inferiore nel 2015 che nel 2003, non si vedono enormi margini di miglioramento all’orizzonte.

andamento-pil-in-percentuale

La conclusione, per noi*.

Cosa concludere da quanto scritto sopra?

Molto semplice: le nostre pensioni sono probabilmente fottute.

Una popolazione che invecchia significa più gente che attinge dal sistema pensionistico, per più tempo, e meno gente che contribuisce.

Per l’INPS, aumentano le uscite e diminuiscono le entrate.

Questo è naturalmente un bene perché i vecchi sistemi erano matematicamente insostenibili, e poca pensione è meglio di zero pensione, ma rimangono due fatti:

1)      Visti i trend demografici, è normale che in futuro si vada in pensione sempre più tardi, e

2)      Viste le (umane ma dannose per la società) resistenze alle riforme pensionistiche, è possibile che un giorno il sistema salti ed alle generazioni future rimanga il cerino in mano.

Le generazioni future potremmo essere noi.

Che fare dunque?

Ci si parano innanzi due scelte: lamentarsi e sukare, oppure prendere coscienza dell’inevitabile ed agire.

Per agire non intendo mettersi ad urlare “Manteniamo le pensioni come sono!” e scendere in piazza a protestare (la tipica posizione dei dannosi ed oggi inutili sindacati), perché per quanto bella, affascinante e romantica, è una posizione che ha il piccolo problema di andare contro una delle tre cose che non possono mai essere sconfitte: la matematica (le altre due sono le donne e la Juventus, perché trucca le partite).

Bisogna:

1-      Avere un lavoro. In caso di disoccupazione, bisogna trovarne uno al più presto, ad ogni costo.
Nelle regioni del nord (vedi tabella più sopra) 1 su 20 rimane disoccupato per più di un anno. Dovete solo fare meglio di lui/lei.
Se invece siete al sud, non avete altra scelta che fare meglio di 1 su 5 dei vostri coetanei (sempre una cosa fattibile), oppure spostarvi in posti più favorevoli.

2-      Risparmiare come minimo il 15% del netto mensile, costi quello che costi. Un metodo che funziona strabiliantemente bene è quello di preparare un budget spese, tracciarle e fare quello che gli americani chiamano “pay yourself first”: appena prendete lo stipendio, spostate immediatamente (meglio se con un bonifico automatizzato) il 15% su un altro conto, che non avete il diritto di intaccare.

3-      Investire i risparmi con un’ottica di lunghissimo periodo, per compensare la probabile pensione bassa o inesistente.

Vi starete chiedendo: “Si ok, ma dove stanno le buone notizie? Qui vedo solo sangue e merda”.

Rispetto ai nostri genitori ed ai nostri nonni, la nostra generazione ha dei vantaggi che possono compensare almeno in parte le nostre sfighe.

Anzitutto, investire non è mai stato così facile e cosi a buon mercato.

Tornato in Italia il 1 Gennaio 2016, ho aperto il mio conto presso una banca online senza muovermi da casa mia, ci ho trasferito dei fondi con un click, e nel giro di un paio di giorni potevo comprare ETF indice che mi danno una diversificazione su più di 500 azioni europee  ad un costo irrisorio.

I nostri genitori avevano costi di gestione e transazione più alti, impossibilità tecniche a diversificare, meno accesso alle informazioni.

Un secondo enorme vantaggio che avete è il tempo: statisticamente un cittadino italiano di 35 anni ha davanti a se più o meno 50 anni di vita, di cui almeno 30-35 per risparmiare ed investire con intelligenza, che grazie alla implacabile forza delle piccole percentuali è più che sufficiente a crearsi un cuscinetto per vivere una vecchiaia serena.

Per concludere, è estremamente probabile che per la fascia di popolazione sotto i 40 anni (almeno) il sistema pensionistico non permetterà più, come in passato, di sostenere una vita di buon livello qualitativo senza integrazioni.

Lo scenario è inoltre meno roseo, rispetto a qualche decennio fa, dal punto di vista delle opportunità lavorative e di guadagno.

Non perdiamo però di vista il fatto che un giovane abitante di una democrazia occidentale ha, in ogni caso, una vita migliore ed opportunità migliori della stragrande maggioranza del genere umano, in qualsiasi periodo della storia.

Agite di conseguenza e pensate al lungo periodo, perché pianificando le cose per tempo e con un minimo di frugalità possiamo ovviare a tutti gli inconvenienti che le recenti vicissitudini economiche ci hanno portato.

*stimo che “noi”, ovvero i lettori di questo blog ed io, siamo mediamente Italiani nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 40 anni, stando larghi.

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8 thoughts on “#29 – Non contate sulla vostra pensione.

  1. Ciao, ti seguo con interesse. Vorrei sapere cosa ne pensi dei fondi pensione. Ne ho aperto uno negoziale tra mille perplessità…

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      1. Ciao Andrea e grazie per il lavoro che stai facendo, mi si è aperto un mondo. Anche io ho un fondo in di categoria ma ho optato per l’azionario visto l’orizzonte temporale seguendo (in parte) quanto scrivi. Trovo strano che tu abbia scelto il garantito e non qualcosa di più aggressivo in accordo con quanto ho letto finora sul tuo blog.
        A presto

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      2. Ho scelto il garantito principalmente per due motivi:
        1- non conosco bene i gestori dei fondi azionari che avevo a disposizione, e visti i risultati negli anni passati non mi ispiravano moltissima fiducia
        2- essendo io già molto aggressivo col mio portafoglio, una parte molto conservativa non fa mai male.

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