#15 – Perché solo i cretini vendono i loro investimenti. 

Come abbiamo già visto, l’Italia è purtroppo un paese quasi analfabeta dal punto di vista della cultura finanziaria.

Il nostro massimo (unico) concetto di investimento tende ad essere il mattone, che è in realtà semplicemente una (utilissima) protezione contro l’inflazione, mentre la borsa è vista tramite le lenti di film americani tipo Wall Street, dove gomminati cocainomani in vestiti su misura muovono le sorti di aziende alle spalle di ignari cittadini normali.

La frase più bella ed esemplificativa del nostro concetto italico è la domanda che spesso mi rivolgono parenti ed amici:

“Ah, ma tu giochi in Borsa?”

Il termine “giochi” implica un parallelismo con cose casuali tipo il casinò, o truffe legalizzate come le lotterie statali.

Abbiamo invece visto come, su orizzonti di tempo molto lunghi  di 20-25 anni almeno (che poi sono quelli che hanno a disposizione tutte le persone sotto i 60 anni) la borsa cresca sempre.

L’unica strategia di investimento logica  che una persona sana di mente e con uno stipendio normale dovrebbe attuare è quindi quella di comprare sempre e non vendere mai, ma ciononostante la tentazione di provare a “comprare basso, vendere alto, e poi ricomprare basso” è sempre alta.

Oltre alla possibilità banale di sbagliare la tempistica e finire di conseguenza a comprare alto e vendere basso (cosa che capita la maggior parte delle volte), un altro grosso rischio derivante da questo approccio sta nel fatto che l’essere umano tende a sottovalutare l’impatto dei mancati guadagni.

Facciamo un esempio pratico.

Il signor Pippo, persona molto acuta (oltre che fortunata), nel più profondo della crisi, sente una opportunità, ed il 2 marzo 2009 si compra, ad un prezzo bassissimo, 100 azioni Royal Dutch Shell (la seconda società petrolifera al mondo) quotate ad Amsterdam a 16.93 euro ciascuna.

Spesa Pippo al 2 Marzo 2009: 1693 euro.

Un anno ed un mese dopo, al 1 Aprile 2010, il signor Pippo sente che potrebbe essere un ottimo momento per vendere, visto che le stesse azioni sono quotate a 23.57 euro. Le vende.

Incasso Pippo al 1 Aprile 2010: 2357 euro + 79.89 euro generati in dividendi = 2436.89.
Pippo deve pagare le tasse sul suo guadagno, che in Italia sono al 26%.

Quindi 2436.89 – 1693 = 743.89 (Guadagno).
743.89 – 26% = 550.48 (Guadagno al netto delle tasse)

A Pippo vengono quindi in tasca: 1693 + 550.48 = 2243.48 euro.

Il 99.99999% della popolazione mondiale penserebbe che Pippo sia un genio: ha generato una plusvalenza del  32.5% in appena un anno!

Aspettate però, non finisce qui: Pippo, con un tempismo davvero sensazionale, al 1 gennaio 2016, in piena crisi del petrolio, reinveste in azioni Royal Dutch e ne compra nuovamente 100, questa volta a 20 euro ciascuna, per una spesa di 2000 euro!

Davvero un fenomeno questo Pippo, capace di comprare basso, vendere con un ottimo guadagno poco dopo, e capace di aspettare il momento buono per ricomprare nuovamente basso. Chi mai avrebbe potuto fare meglio di Pippo? Nessuno giusto?

Facciamo i conti.

Dopo il giochino compra-vendi-compra, Pippo, a fronte di una spesa iniziale di 1693 euro, ha 100 azioni Royal Dutch e 243.48 euro in tasca.
Questi 243.48 euro sono derivanti dalla differenza tra la sua vendita al netto delle tasse (2243.48 euro) ed il suo costo di riacquisto (2000 euro).

Impossibile da battere vero?

Sbagliato. Sapete chi avrebbe fatto meglio?

Un morto.

Se Pippo dopo aver comprato le 100 azioni Royal Dutch a 1693 euro si fosse schiantato a 300 all’ora contro un muro, nel tempo intercorso fino al 1 gennaio 2016 le sue 100 azioni avrebbero originato 8 euro e 77 centesimi di dividendi ciascuna, per un totale di 877 euro di guadagno.

Al netto delle tasse (sempre al 26%), il guadagno sarebbe: 877 – 26% = 648.98 euro.

La famiglia di Pippo (che ha ereditato i suoi possedimenti), a fronte di una spesa iniziale da parte di Pippo di 1693 euro si ritrova 100 azioni Royal Dutch e 648.98 euro in tasca, significativamente di più  del “genio” Pippo (quello sopravvissuto) che compra basso, vende alto e ricompra basso.

Morale della favola:

NON. VENDETE. MAI.

Buon investimento!

 

Alcune considerazioni extra:

  1. Avrete notato che la differenza tra Pippo Vivo e Pippo Morto è abbastanza clamorosa: badate che nel simulare Pippo Vivo ho fatto sì che comprasse ai minimi, rivendesse dopo un picco momentaneo e ricomprasse in un periodo di quotazioni molto basse (potete verificare QUI).
    Si tratta quindi di un Pippo Vivo MOLTO bravo e fortunato nel capire le fluttuazioni di borsa. Immaginate cosa sarebbe successo se Pippo Vivo avesse avuto una tempistica meno felice.
  2. Ho preso come esempio le azioni Royal Dutch, ma funziona tranquillamente anche con la borsa in generale. Provate pure da soli con uno degli ETF Europa che ho consigliato nel precedente post (trovate tutti i dati QUI per EXSA, che quelli della Vanguard non esistevano ancora nel 2008).

Ad ulteriore riprova della forza delle piccole percentuali, questa è l’immagine riassuntiva dell’evoluzione delle mie azioni Pfizer

tutto chiaro no?

La colonna data indica la data dell’operazione, la seconda indica il valore della singola azione ad oggi (mi pare verso inizio maggio 2016), poi c’è il prezzo pagato per azione, quello totale, poi il guadagno in valore assoluto (total gain) e quello in percentuale, ed in ultimo il valore totale ad oggi.

Tutte le transazioni che vedete dopo la prima hanno sono i dividendi, che quando stavo in America reinvestivo sempre (una possibilità che qui in Europa non c’è sempre).

Se guardate le ultime due righe vedete come più di un terzo del guadagno totale (10% sul totale di 28%) venga dai dividendi.

Quando guardate lo storico prezzi, questi guadagni sono invisibili, perché l’unica cosa che vedete è il prezzo della azione. Come nell’esempio sopra delle Royal Dutch, dimenticarsi questo pezzo fondamentale fa pensare che sia meglio tenere i soldi sotto il cuscino per aspettare una caduta dei prezzi, quando spesso non è così.

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29 thoughts on “#15 – Perché solo i cretini vendono i loro investimenti. 

  1. Quando hai parlato del funzionamento degli ETF con l’esempio di Paperopoli non avevi menzionato i dividenti che quindi avevo presunto non ci fossero!
    Questo apre scenari tutti nuovi.
    Ma come funzionano?

    Grazie mille.
    Ottimo blog.
    Complimenti per aver ceduto alle pressioni e aver comprato un dominio un po’ meno pezzente XD

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    1. I dividendi sono semplicemente una parte dei guadagni dell’azienda, che vengono redistribuiti sotto forma di denaro.
      Alcune aziende (es. amazon) che investono molto preferiscono investire i guadagni in nuove risorse (nuovi magazzini ecc), mentre altre hanno poco da investire (esempio: i produttori di sigarette), e preferiscono pagare i dividendi.
      Gli ETF indice, avendo al loro interno tante azioni, pagano all’investitore dei dividendi, che derivano da quelli che l’ETF riceve dalle azioni che lo compongono.
      Spero sia chiaro

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      1. Chiarissimo.
        Però, come chiedevano su facebook, a questo punto come monetizzare?
        Aspettare trent’anni di dividendi e poi rivendere le azioni?

        Attendo trepidante il prossimo post.

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      2. Come dicevo su Facebook
        Monetizza quando sarai vecchio e ricco, visto che la pensione non la vedremo probabilmente mai.
        Oppure alternativamente quando i tuoi investimenti azionari sono più di 25 volte le tue spese annuali, visto che in quel caso non hai più bisogno di lavorare (argomento di un prossimo post)

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  2. Scusa la domanda da ultraprincipiante: la tassazione in Italia è del 26%? Per titoli esteri si è soggetti a doppia tassazione?

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    1. Si la tassazione per tutto ciò che è azionario è al 26%. Gli ETF che consigliavo io sono armonizzati, ossia seguono un accordo europeo che li vede tassati in ogni paesi come se fossero locali, quindi monete doppia tassazione.

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  3. Ciao Andrea,
    Premesso che per me sei un grande e punto.
    Condivido al 100% tutti i tuoi post sul risparmio, sugli ETF a basso costo ecc.
    Ma, ti riporto la mia esperienza con l’azionario secco su un titolo e sulla tua teoria di non vendere mai.
    Fui consigliato male nel 2000 e comprai delle STM a circa 60€.
    Sono scese molto, ma non ho mai venduto, convinto che nel giro di max 4-5 anni si sarebbero riprese. Errore.
    Per tanti anni sono rimaste intorno ai 6/10 € fisse, solo di recente sono cresciute.
    Ora sono a 18.
    Ho 46 anni, faccio in tempo a crepare prima che tornino a 60, credo.
    Non credi che 18anni sia un orizzonte temporale sufficiente per un investimento?
    Forse avrei potuto comprarne altre così da mediare, ma non ci ho creduto.
    Pensa solo alle azioni MPS!
    Non compro più azioni singole, ma solo indici e allora condivido i tuoi discorsi.
    Un caro saluto.

    Ciao Alessandro

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    1. Si certo, quando si fa un investimento sbagliato tanto vale sganciarsi. Il punto è che troppo spesso le nostre emozioni ci fanno pensare che un investimento sia “sbagliato” o “giusto” troppo in fretta.
      La mia è più una esortazione a fare poco trading. Solitamente, tra chi compra azioni singole, chi più si muove meno guadagna.
      Poi c’è un beneficio addizionale. Circa un anno fa ho comprato tre lire di azioni MPS per puro scopo speculativo, contravvenendo a una delle mie regole fondamentali (se non è un business che sei pronto a tenere per sempre, non comprarlo).
      Sono sotto dell’80%. Mi serve da monito, non L venderò mai per ricordarmi quanto sono stato stronzo.
      Ciao!

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